Commercio e servizi

RINNOVO DELL’ACCORDO AGENTI DI RAPPRESENTANZA
Il 16 febbraio 2009 è stato sottoscritto, presso la Confcommercio, il rinnovo dell’Accordo Economico Collettivo per la disciplina del rapporto di agenzia e di rappresentanza commerciale del settore del commercio. L’accordo, che rinnova il testo risalente al 26 febbraio 2002 (scaduto a febbraio del 2006), avrà vigenza per il triennio dal 1 marzo 2009 al 29 febbraio 2012, salvo le diverse decorrenze previste per i singoli istituti.

Si illustrano di seguito le principali modifiche.

INDENNITA’ DI FINE RAPPORTO
Con il precedente accordo, le parti avevano introdotto un innovativo sistema di calcolo della indennità che aveva visto nascere, accanto ai due tradizionali istituti del FIRR e dell’Indennità Suppletiva di Clientela, anche la c.d. “indennità meritocratica”, quantificata attraverso percentuali da calcolare sull’incremento delle provvigioni e della clientela creati dal rappresentante di commercio, a vantaggio della casa mandante, al fine di premiare maggiormente il merito, così come dettato dalla Direttiva Comunitaria n. 653/86.
Nonostante tali modifiche, non si è tuttavia consolidato un orientamento giurisprudenziale univoco riguardo alla corretta modalità di attuazione della Direttiva Comunitaria e non si è così sopita la conflittualità che aveva caratterizzato anche il precedente decennio. Si è così giunti all’intervento della Corte di Giustizia Europea (con sentenza del 23 marzo 2006, in causa C-465/04), invocato dalla nostra Corte di Cassazione (con l’ordinanza n. 20410 del 18 ottobre 2004), che ha fornito indicazioni relativamente ai due ben noti diversi sistemi di calcolo dell’indennità di cessazione del rapporto:

  1. il primo, di derivazione comunitaria, che punta a premiare esclusivamente il merito dell’agente che ha incrementato il fatturato o la clientela della casa mandante, fino al riconoscimento del tetto massimo di una annualità delle provvigioni medie dell’ultimo quinquiennio;
  2. il secondo, introdotto dagli accordi economici del 1992 e del 2002, che hanno previsto la spettanza certa di FIRR e indennità suppletiva di clientela, ma con l’aggiunta di un elemento meritocratico alquanto contenuto.

Successivamente, la più recente sentenza della Cassazione (12 marzo 2007, n. 5690) ha interpretato la pronunzia della Corte di Giustizia nel senso che le indennità contemplate dagli accordi economici dovessero rappresentare per l’agente un trattamento minimo garantito che può essere considerato di maggior favore soltanto nel caso in cui non spetti un’indennità di scioglimento del contratto su base meritocratica di misura superiore.
In questo quadro è evidente come la determinazione di un nuovo sistema di calcolo dell’indennità di risoluzione abbia rappresentato il punto centrale della trattativa e abbia, in effetti, occupato la parte principale del dibattito fra le parti nel corso di tutto il periodo triennale del negoziato. Si è così giunti a configurare un sistema (articoli 12 e 12 bis) che prevede, in qualunque caso di risoluzione del rapporto di agenzia e rappresentanza anche se a termine, la corresponsione della sola indennità meritocratica calcolata in relazione all’incremento del fatturato e nella misura di una quota parte di un’annualità della media delle provvigioni percepite negli ultimo cinque anni. Tale valore potrà anche essere pari al 100% (cioè a un’annualità intera, la quale rappresenta comunque il tetto massimo) nel caso di incremento di fatturato superiore al 150% di quello prodotto durante la fase iniziale del rapporto.
Alla determinazione di tale importo concorrono e sono in esso ricompresi sia l’indennità di risoluzione del rapporto (da accantonare presso il fondo FIRR della Fondazione ENASARCO secondo i consueti criteri) sia l’indennità suppletiva di clientela, le cui modalità di calcolo non sono state variate.
Solo nell’ipotesi in cui l’importo spettante sulla base del merito dovesse risultare inferiore al totale spettante tra FIRR e ISC (indennità suppletiva di clientela) e l’agente o rappresentante abbia fatto ricorso in giudizio, senza cioè preferire una risoluzione non traumatica del rapporto attraverso le Commissioni di conciliazione, solo il FIRR (quale elemento equitativo solidaristico) dovrà essere in ogni caso riconosciuto, salvo nel caso in cui non si verta in un’ipotesi di scioglimento del rapporto, a iniziativa della casa mandante, motivato da ritenzione indebita di somme di spettanza della preponente. Viceversa, laddove il giudice riconoscesse un’indennità per scioglimento di importo più bassa, l’ISC non deve più essere corrisposta.
È evidente come, in questo modo, le parti abbiano mirato a porre un freno all’eccessivo contenzioso perdurante da più di un decennio e abbiano inteso favorire la soluzione non conflittuale dei rapporti anche tramite il ricorso alle procedure di conciliazione previste dall’Accordo.

VARIAZIONI DI ZONA
Un altro punto nevralgico della trattativa è stato rappresentato dal riassetto della disciplina relativa alle variazioni di zona (e/o di prodotti e/o di clientela e/o della misura delle provvigioni).
Nella piattaforma per il rinnovo, infatti, le organizzazioni degli agenti avevano chiesto di subordinare qualunque tipo di variazione al preventivo accordo fra le parti interessate, nonché di prevedere il diritto dell’agente a un indennizzo non inferiore al 50% della riduzione subita. A ciò si aggiungeva la richiesta della sommatoria automatica delle variazioni intervenute durante tutta la durata del rapporto con la previsione di una forma di giusta causa di dimissioni laddove complessivamente superiori al 20% del contenuto economico del rapporto.
Si vede bene l’effetto dirompente che tali disposizioni avrebbero potuto avere sulla libertà organizzativa dell’azienda mandante, in un momento in cui l’esistenza del mercato unico e la situazione di crisi che stiamo attraversando non consentono appesantimenti eccessivi sulla competitività delle imprese. Il compromesso raggiunto ha consentito di limitare notevolmente le richieste della controparte.
Le variazioni di lieve entità (fino al 5%) – come in precedenza – potranno essere realizzate liberamente senza preavviso e saranno efficaci sin dal momento della ricezione della comunicazione da parte della casa mandante. Quest’ultima indicazione rappresenta un chiarimento tendente a dare maggiore certezza della funzionalità della norma e, quindi, a ridurre un potenziale contenzioso. Anche per quanto riguarda le variazioni di media (dal 5% al 20%) e sensibile entità (oltre il 20%) rimane previsto il solo obbligo di un preavviso scritto di diversa durata ma non variata rispetto al precedente accordo (cfr. art. 2 dell’AEC).
Ulteriore innovazione consiste invece nel fatto che l’azienda potrà anche evitare di rispettare il termine di preavviso della variazione ma, in tal caso, corrisponderà un’indennità sostitutiva del preavviso pari al valore delle provvigioni relative alla riduzione subita per il periodo di mancato preavviso (cfr. art 2, comma 12).
È stato invece prolungato il periodo entro cui le variazioni dovranno essere sommate e si considereranno come unica variazione, ai fini dell’applicazione delle disposizioni del medesimo art. 2; tale periodo è aumentato sino a:

  • 18 mesi antecedenti l’ultima variazione, per l’agente plurimandatario;
  • 24 mesi antecedenti l’ultima variazione, per l’agente monomandatario. 

Infine, si rammenta che tale meccanismo è stato allargato anche ai fini del calcolo delle variazioni di media entità oltre che a quelle di lieve entità, già previste dal precedente accordo.

PROVVIGIONI
Ancora con la finalità di ridurre il contenzioso fra le parti nell’applicazione delle disposizioni di legge in tema di provvigioni, è stato riportato direttamente nel testo dell’accordo l’art. 1748 c.c. e, in applicazione di questo, è stato individuato precisamente il momento in cui la provvigione spetta: si tratta del momento in cui il terzo ha eseguito la prestazione a suo carico (cioè, di fatto, quando l’affare sia andato a buon fine) oppure del momento in cui il terzo avrebbe dovuto eseguire la prestazione qualora il preponente avesse eseguito la prestazione a suo carico.
In quest’ultimo caso si configurerebbe, in sostanza, un’ipotesi di inadempimento della casa mandante le cui conseguenze non possono ricadere sul diritto alle provvigioni del rappresentante che ha concluso l’affare.
Nel caso di successione di rapporti di agenzia, è stato introdotto un ulteriore criterio di certezza con l’ottavo comma dell’art 4 che, in applicazione delle disposizione di legge vigenti, individua nel termine di sei mesi dalla conclusione di un rapporto il periodo oltre il quale non è più possibile ricondurre la conclusione di un contratto all’attività dell’agente cessato.
In ossequio al principio codicistico, enunciato anche nel secondo comma dell’art. 4, che vuole che, in caso di insolvenza parziale, le provvigioni spettino nella misura in cui il terzo ha eseguito la propria prestazione, è stato abrogato il comma 8, art. 2, del precedente accordo che recitava:“In qualsiasi caso di insolvenza parziale del compratore, qualora la perdita subita dalla ditta sia inferiore all’importo della provvigione sulla quota soluta, la ditta verserà all’agente o rappresentante la differenza. Tuttavia, qualora l’insolvenza parziale del compratore sia inferiore al 15% del venduto, l’agente o rappresentante avrà diritto alla provvigione sulla quota soluta”. Ciò conferisce maggiore libertà alle parti nella determinazione generale dei criteri di conteggio della provvigione.

CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO
A fronte delle numerose richieste contenute nella piattaforma su tale forma di rapporto, il nuovo articolo 1 bis mette a punto alcune disposizioni specifiche che, anche al fine di migliorare l’aspetto sistematico del testo, in gran parte raccolgono norme già esistenti nell’accordo economico ma distribuite in articoli diversi.
Le principali novità riguardano la disposizione che prevede che “in caso di rinnovo di rapporti a termine aventi lo stesso contenuto di attività (zona, prodotti e clienti) la casa mandante può stabilire un periodo di prova solo nel primo rapporto.”

ALTRE MODIFICHE NORMATIVE
Ulteriori innovazioni hanno riguardato i “diritti e doveri delle parti” ove, al fine di consentire all’agente di svolgere nella maniera più produttiva il proprio mandato, è precisato che la documentazione aziendale relativa ai beni e/o servizi trattati da mettere a sua disposizione è anche quella di carattere contabile (ultimo comma art. 3).
Il sistema di “liquidazione delle provvigioni” (art. 6) rimane sostanzialmente invariato e viene riportato integralmente il testo dell’art. 1749 c.c. che prevede norme di maggiore trasparenza nella indicazione dei dati dell’estratto conto delle provvigioni stesse.
La disciplina del patto di non concorrenza (art. 7), rimasta invariata riguardo alle modalità di calcolo, è stata aggiornata anche sulla scorta di alcuni orientamenti giurisprudenziali nel senso di prevedere che il pagamento del corrispettivo, quando il patto sia inserito nel singolo incarico di agenzia, avvenga inderogabilmente in un’unica soluzione alla fine del rapporto. Il patto di non concorrenza post contrattuale, inoltre, potrà essere pattuito solo al momento dell’inizio del rapporto di agenzia. È inoltre esclusa ogni possibilità di variazione unilaterale delle intese raggiunte.
In tema di gravidanza e puerperio (art. 9), il periodo di sospensione è stato prolungato, in base alle più recenti normative, da 8 a 12 mesi ed è stato esteso anche all’ipotesi di adozione o affidamento di minore.